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08/04/2021
SCUOLE APERTE, RISTORANTI E BAR CHIUSI: LE REGOLE CAMBIANO IN BASE A CHI URLA PIU’ FORTE

Gli eventi degli ultimi giorni con le manifestazioni di piazza, deprecabili per lo sviluppo che hanno avuto, sono indice di un continuo e maggiore disagio da parte delle categorie che dopo un anno di pandemia e di continue variazioni  nelle possibili aperture sono arrivate ad un limite non più sopportabile. Chi è sceso in piazza va compreso, ma non giustificato. Le priorità non sono le scuole: i messaggi inviati dai genitori che hanno manifestato per le riaperture, ottenendole, hanno fatto da detonatore anche per chi ieri ha manifestato. Il messaggio che è arrivato però è che chi protesta maggiormente, qualcosa ottiene.Prima è accaduto con i genitori, ieri con alcune categorie di partite Iva. Domani a chi toccherà? 

 In Italia è diventato necessario scendere in piazza per ottenere un minimo di attenzione? Io credo che invece suggerimenti delle rappresentanze delle categorie vadano recepiti. Tutti noi siamo preoccupati da questa pandemia e dalle centinaia di morti che giornalmente vediamo. Inoltre da oggi cominciamo a preoccuparci del milione di posti di lavoro persi, e da domani dalle migliaia di aziende che chiuderanno.

 L’apertura delle scuole è stato un errore, capisco la riapertura degli  asili e delle scuole primarie, là dove gli studenti vengono accompagnati dai genitori o raggiungono il plesso scolastico autonomamente e rientrano poi nell’ambito familiare. Vanno invece sospese tutte quelle scuole in cui si è obbligati a utilizzare i mezzi pubblici e dove c’è maggiore rischio di frequentazione tra i giovani, portatori a loro volta presso i propri nuclei familiari del virus.

Occorre da subito aprire con regole certe: come il numero limitato delle presenze nei locali, la distanza tra i tavoli, l’obbligo della prenotazione, ed altri accorgimenti possibili. Bar, pasticcerie e ristoranti vanno riaperti, sono ormai al limite della sopportazione. 

 L’urgenza dell’aumento delle dosi  vaccinali si scontra con la realtà quotidiana fatta di rinvii e di tempi non rispettati nelle consegne, di un’organizzazione incerta della campagna, e in alcuni casi addirittura contraddittoria. Se l’ambizione era di arrivare ad una parziale normalizzazione entro l’estate, oggi non è più possibile crederlo. Anche per questo è indispensabile la riapertura delle attività, con tutte le norme necessarie a tutelare lavoratori, titolari e clienti. 

I ristori sono importanti, ma la dignità del lavoro è impagabile.

Salvatore D'Aliberti

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