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12/07/2018
DECRETO DIGNITA': BENE SE AFFIANCATO A MISURE PER LA CRESCITA

Il decreto dignita' varato dal governo M5S-LEGA puo' avere ripercussioni positive solo se affiancato nel prossimo  futuro da investimenti a favore delle imprese e dell'occupazione.  A differenza delle grandi imprese le nostre piccole e medie aziende hanno bisogno di misure strutturali per far ripartire i consumi e gli ordinativi, sopratutto per quanto riguarda il mercato nazionale: un'economia basata solo sull'esport e' un castello di carte destinato a crollare al primo soffio di vento, soprattutto in questo momento storico.
I dati sono positivi ma si prestano a due letture diverse proprio perche' viziati da dinamiche internazionali (ad esempio i dazi di Trump o la situazione in Russia), dinamiche che tuttavia possono essere arginate dando maggiore opportunita' economiche alle famiglie Italiane.
Il nuovo Governo deve tenere presente due emergenze: da una parte l’esigenza di avere maggiore occupazione stabile per garantire un ricambio generazionale e un futuro ai nostri giovani, riformulando la Legge Fornero, dall’altra l’esigenza di aiutare le piccole e medie imprese  con incentivi ad assunzioni stabili, con una riduzione della pressione fiscale contributiva e con semplificazione degli adempimenti burocratici. Sarebbe piu' opportuno diminuire i contributi previdenziali per i contratti stabili rispetto che aumentare quelli per i contratti a termine.
Se di positivo e' stato previsto l'invio annuale dello spesometro, al posto di quello semestrale, Nutro una forte perplessita' per l’avvio della fatturazione elettronica per le piccole e medie imprese, (unica l’Italia dopo il Portogallo), considerati i costi maggiori che comporta per l’azienda, visto che dovra' dotarsi di software piu' aggiornati. ,e chiediamo quindi l’abolizione o la possibilità di scelta di aderire o meno da parte della impresa.
Tra le varie misure presentate dal Governo la penalizzazione delle aziende che delocalizzano pur avendo ottenuto contributi sotto varie forme, dagli incentivi degli acquisti di beni strumentali alle casse integrazioni ai sostegni bancari ed altro ancora: e' una misura giusta, per non dire doverosa, ma oltre a questa serve che l’Italia ponga sul tavolo Europeo l’esigenza di uniformare nella intera area  Ue il costo della manodopera. La Comunita' Europea chiede uniformità sulla immigrazione, ma non disciplina la concorrenza sleale tra i Paesi soprattutto nel costo del lavoro, obbligando di fatto le grandi imprese a reperire manodopera dai paesi dell’est, o a delocalizzare.
Resta aperta la partita sulle pensioni: 1 milione di possibili nuovi pensionati secondo Boeri se il governo avvia effettivamente la riforma che prevede la fuoriuscita a quota 100. Me lo auguro:  vorrebbe dire 1 milione di nuovi posto di lavoro con meno costi per le aziende.
Mi auguro che questo sia effettivamente il governo del cambiamento per avviare un percorso che possa invertire la rotta, fin da subito.
 
Salvatore D'Aliberti
Direttore Casartigiani Treviso
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